
Per molti di noi la parola esistenziale richiama immediatamente una crisi. Una crisi esistenziale, appunto: quel momento in cui ci si interroga sulla propria vita, sulle scelte fatte, sul futuro o perfino sul senso di ciò che facciamo. Oggi, nel dibattito sull’intelligenza artificiale, la stessa parola viene usata con un peso molto diverso.
Si parla infatti sempre più spesso di rischio esistenziale. L’espressione è tornata nelle cronache dopo le parole dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk, che ha richiamato l’attenzione sui pericoli legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata.
Ma che cosa significa esattamente rischio esistenziale? E perché quell’aggettivo, che siamo abituati ad associare alle inquietudini individuali, viene oggi utilizzato parlando del futuro dell’intera umanità?
La risposta è nascosta nella parola stessa. Esistenziale deriva da esistenza e indica, nel suo significato più generale, ciò che riguarda l’esistere. Prima ancora di evocare dubbi, angosce o domande sul senso della vita, “esistenziale” riguarda dunque l’esistenza.
Il termine ha però alle spalle una storia culturale molto importante. Nel Novecento è diventato familiare soprattutto attraverso l’esistenzialismo e il linguaggio filosofico, dove parole come esistenza ed esistenziale si sono legate alle grandi questioni della condizione umana: libertà, responsabilità, scelta, morte, significato.
Da quel territorio la parola è passata con grande facilità nel linguaggio quotidiano. Ed è qui che si è affermata una delle combinazioni che conosciamo meglio: crisi esistenziale.
Non occorre essere filosofi per averne una. Nel parlato può essere definita così tanto una profonda fase di smarrimento quanto, con una certa ironia, un dubbio molto più banale. Possiamo scherzare su una “crisi esistenziale” davanti a una decisione insignificante proprio perché l’espressione è diventata talmente familiare da poter essere anche alleggerita.
Con rischio esistenziale avviene quasi il contrario.
Nel dibattito contemporaneo sulle tecnologie avanzate, l’aggettivo recupera una forza molto più letterale. Un rischio viene definito esistenziale quando può minacciare l’esistenza o il futuro a lungo termine dell’umanità, oppure produrre conseguenze irreversibili di portata estrema. Non riguarda quindi semplicemente la possibilità che qualcosa vada male: riguarda ciò che potrebbe compromettere radicalmente la possibilità di continuare a esistere o a svilupparsi come società umana.
L’espressione, naturalmente, non nasce con l’intelligenza artificiale. L’idea di rischi capaci di minacciare l’umanità è stata associata anche alla guerra nucleare, alle pandemie catastrofiche, agli impatti di asteroidi e ad altri scenari estremi. Negli ultimi anni, però, il rapido sviluppo dell’IA ha portato il termine molto più spesso fuori dalle discussioni specialistiche e dentro giornali, dichiarazioni pubbliche e dibattiti politici.
Ed è proprio questo passaggio a essere linguisticamente interessante.
Accostando esistenziale a rischio anziché a crisi, cambia immediatamente la scala del discorso. La crisi esistenziale guarda dentro l’individuo; il rischio esistenziale guarda al futuro dell’umanità. Nel primo caso ci domandiamo come vivere. Nel secondo, nella sua accezione più estrema, se e come potremo continuare a farlo.
Naturalmente parlare di rischio esistenziale dell’intelligenza artificiale non significa affermare che una catastrofe sia certa o inevitabile. Il termine descrive una categoria di rischio e la sua possibile gravità, non una previsione sicura. Proprio per questo è importante capire le parole: “esistenziale” indica la portata delle conseguenze ipotizzate, non la loro probabilità.
È una distinzione che nel dibattito pubblico può facilmente perdersi. Le espressioni molto forti attirano attenzione, ma possono anche far sembrare imminente ciò che viene discusso come possibilità. Comprendere il significato preciso di una parola aiuta allora a distinguere l’allarme dalla previsione e la gravità di uno scenario dalla probabilità che si realizzi.
L’intelligenza artificiale, insomma, non ha inventato un nuovo significato di esistenziale. Ha fatto qualcosa di linguisticamente più curioso: ha riportato nel linguaggio quotidiano il significato più letterale e radicale che quella parola possedeva già.
Dopo anni di crisi esistenziali, vere o scherzose, esistenziale torna così a parlare dell’esistenza nel senso più concreto possibile. Non soltanto di come viviamo, ma della possibilità stessa di continuare a farlo.
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