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Un approfondimento sul significato di questo celebre detto popolare, nato per ricordare la distanza tra promesse, intenzioni e azioni concrete.


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Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: il proverbio che smonta le buone intenzioni


08/05/2026

Promettere è facile. Cominciare è già più difficile. Arrivare fino in fondo, spesso, è un’altra storia. Il proverbio “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” nasce proprio da questa distanza: quella che separa le parole dai fatti, le intenzioni dai risultati, i progetti annunciati dalle azioni davvero compiute.

È un’espressione semplice, ma molto efficace. Da una parte c’è il dire, cioè la dichiarazione, la promessa, il desiderio formulato ad alta voce. Dall’altra c’è il fare, che richiede tempo, fatica, decisioni e conseguenze. In mezzo, non c’è un piccolo ostacolo: c’è il mare. Un’immagine enorme, mobile, imprevedibile.

La forza del proverbio sta proprio in questa sproporzione. Non dice che tra parlare e agire ci sia “un passo” o “una strada”. Dice che c’è un mare, cioè qualcosa che va attraversato, con tutti i rischi e le difficoltà del caso. La frase rende visibile ciò che spesso preferiamo ignorare: trasformare un’intenzione in realtà richiede molto più di una buona volontà dichiarata.

Il proverbio ha radici nella saggezza popolare e conserva un tono pratico, quasi severo. Non disprezza le parole, ma le rimette al loro posto. Dire qualcosa può essere importante: può indicare un impegno, un desiderio, una direzione. Ma non basta. Senza il passaggio al fare, la parola resta sospesa, incompleta, talvolta vuota.

Per questo l’espressione è ancora molto usata. Funziona nei rapporti personali, quando qualcuno promette di cambiare e poi non cambia. Funziona nel lavoro, quando un progetto viene annunciato con entusiasmo ma si arena appena incontra le prime difficoltà. Funziona nella politica, dove la distanza tra programmi e realizzazioni è spesso al centro del giudizio pubblico.

In questo senso, “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” è un proverbio sulla responsabilità. Invita a non confondere l’intenzione con il risultato e ricorda che la credibilità non si costruisce con ciò che si dichiara, ma con ciò che si riesce davvero a compiere. È una piccola lezione contro l’eccesso di promesse, ma anche contro l’illusione che basti nominare un obiettivo per averlo già raggiunto.

C’è poi un motivo per cui l’immagine del mare è così potente. Il mare può unire e separare, può essere attraversato ma non dominato del tutto. Messo tra il dire e il fare, diventa il simbolo di tutte le difficoltà che incontriamo quando proviamo a dare corpo alle parole: imprevisti, esitazioni, paura, mancanza di costanza, ostacoli esterni.

Il proverbio non è cinico, anche se può sembrarlo. Non dice che fare sia impossibile. Dice che fare è più impegnativo del dire e, proprio per questo, merita più attenzione. È un invito a misurare le parole con i fatti, ma anche a non sottovalutare il cammino necessario per trasformare un proposito in qualcosa di concreto.

Oggi tutto può essere detto rapidamente, condiviso subito, rilanciato in pochi secondi. Ma il fare resta più lento, più esigente, meno spettacolare. Ha bisogno di continuità, non solo di visibilità.

Il proverbio contiene una verità semplice e scomoda: le parole aprono una possibilità, ma solo le azioni attraversano davvero la distanza.



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Proverbi e modi di dire

 
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